Carissimi Soci, Amiche, Amici, Colleghe e Colleghi,
E’ la prima volta che mi rivolgo a Voi da Presidente della Società, appena entrato in carica alla vigilia di un Natale diverso, che chiude un anno amaro. Un anno che, per i cabalisti, già racchiudeva nelle sue cifre tonde, 2020, possibili presagi infausti, che si sono poi avverati al di là di ogni immaginabile previsione.
E’ difficile quindi augurare “Buon Natale”, perchè è impossibile che delle feste di resistenza siano “Buone Feste”.
E allora, più che “Tanti Auguri”, vorrei dirvi “Grazie”.
Grazie a tutti Voi, che sia in prima linea che nelle immediate retrovie Vi siete impegnati a combattere una battaglia impari: “Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto” dice Gian Maria Volontè in “Per un pugno di dollari”, citando un proverbio messicano. E forse all’inizio non avevamo nemmeno la pistola. Poi qualcosa abbiamo imparato. Abbiamo, come Clint Eastwood, messo una lastra di piombo sotto il poncho e ad abbiamo usato le armi più preziose: l’intelligenza e la volontà.
Questo ci ha permesso di continuare il nostro lavoro, di non abbandonare i nostri pazienti, di continuare a formare e a formarci, di continuare a studiare e a fare scienza e ricerca, di continuare le attività della nostra Società Scientifica. Anzi, delle nostre Società Scientifiche: perché nel momento della difficoltà più dura è emerso ancora più forte lo spirito di squadra, e le residue (e per la verità pochissime) differenze di bandiera si sono annullate in uno sforzo leale e comune che, sono convinto, costituirà una importantissima legacy per il nostro cammino futuro.
E’ per questo che mi permetto di estendere ai Soci AMD (che poi sono, in tanti, anche Soci SID) questo saluto di fine anno. Nel farlo, Li ringrazio ancora, non solo per il lavoro comune di questi mesi in tante iniziative, in tanti comunicati, in tanti documenti ed appelli, ma anche per la partecipazione all’ultimo Congresso Nazionale SID, partecipazione di sostanza e non di apparenza, che tanto ha contributo al successo di una manifestazione che nasceva sotto il segno dell’emergenza e della difficoltà.
Concedetemi allora qualche considerazione sul Congresso Nazionale: ci eravamo illusi che lo “slittamento” a Dicembre, concordato tra tutti con sollievo, ci avrebbe messo al riparo dalla necessità di cambiamenti di formula. La ripresa feroce della diffusione del contagio ha ovviamente imposto il contrario, e in fretta ed in emergenza. Ma un titanico sforzo collettivo (il coordinamento infaticabile del Presidente Purrello e del Coordinatore del Comitato Scientifico Perseghin, la corsa “ventre a terra” della Segreteria della Società e della agenzia I&C, lo sforzo dei relatori costretti a registrare le presentazioni con venti giorni di anticipo, la partnership delle Aziende Sponsor che non hanno fatto mancare il loro generoso supporto, la disinteressata e preziosa collaborazione di AMD) ha trasformato in un successo quello che rischiava di essere un “ripiego”.
Credo che proprio la “lezione del Congresso” possa e debba improntare il nostro cammino futuro. Un cammino che sfrutti la forza della tempesta non per innalzare muri (che sarebbero facilmente travolti), ma per costruire mulini a vento.
Ma abbiamo bisogno di COSTRUIRLI, non solo di PARLARE della loro potenziale utilità!
Ho l’impressione che, forse a causa della improvvisa spinta alla “virtualizzazione” delle nostre vite, si sia ancora più allargata la forbice tra il dire ed il fare, tra il proporre e l’agire. E, ad esempio, a fronte di innumerevoli call conference, web discussion, documenti più o meno programmatici, conferenze stampa, sulla “TELEMEDICINA”, ancora troppo poco viene FATTO per implementare l’uso di strumenti informatici (che già abbiamo a disposizione, o che sono facilmente ottenibili) per facilitare almeno l’integrazione tra le diverse figure, generalistiche e specialistiche, che assistono le persone con diabete, nell’ottica di una necessaria razionalizzazione delle risorse.
Oppure, ancora, di fronte ad unanimi esternazioni di consenso sulla necessità di superare lo strumento del piano terapeutico per la prescrizione in rimborsabilità dei farmaci per il diabete più nuovi (o, forse, meno antichi), i piani terapeutici sono ancora ad affliggere la nostra pratica quotidiana (ed in troppi pochi, ancora, siamo almeno in grado di trasmetterli in sicurezza in maniera informatica, direttamente al medico di famiglia).
Ma in queste direzioni occorre muoverci, come occorre inventare strumenti per la formazione che siano decisamente innovativi e ci consentano, anche in questo campo, di essere ancor più efficaci ed efficienti, formando una nuova classe di medici diabetologi ancora più capace di curare la persona e non la malattia e di essere di valido supporto nell’affrontare a 360° tutti i rischi e le complicanze che il diabete comporta.
Infine, e non certo in ordine di priorità, dobbiamo continuare a dare impulso alla ricerca in Diabetologia. La pandemia non ci ha fermati e lo slancio deve proseguire. Grazie all’eccellente lavoro del nostro Centro Studi siamo nella posizione, oggi, di aprire l’anno nuovo iniziando un ambizioso studio triennale (lo studio GOLDEN AGE) per il quale SID ha vinto un ingente finanziamento AIFA per la ricerca indipendente (uno dei soli 4 progetti finanziati in un bando che ha visto oltre un centinaio di application).
Portare a compimento con successo lo studio GOLDEN AGE sarà certamente un importante punto di forza della ricerca SID, ma, pur in tempi che sono e saranno necessariamente difficili, ogni sforzo dovrà anche essere fatto per continuare a sostenere la ricerca, per promuovere l’entusiasmo e la competenza dei ricercatori più giovani, per trasformare in avanzamento della conoscenza le risorse che la Società saprà acquisire.
Forse Fabrizio De Andrè era troppo pessimista quando affermava che “dai diamanti non nasce niente”. Ma confido che potesse avere ragione quando, nel verso successivo, cantava “dal letame nascono i fior”.
Allora il mio Augurio, che non può essere di “Buone Feste”, è invece che tutto il dolore, la fatica, la paura, il coraggio, le sofferenze, le rinunce, la resistenza cui ci ha costretti quest’anno che muore possano essere il concime prezioso che fertilizzi l’anno che viene. Spero che questo avvenga per le nostre vite e per il nostro Paese, il mio impegno (e, sono certo, il Vostro) sarà massimo perché possa realizzarsi per la nostra Società Scientifica.
Un Carissimo Abbraccio a Tutti.
Agostino Consoli